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Iron and Blood di Pietro Rando

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Eventi terribili e ambiente suggestivo accolgono la nascita di un bambino particolare. Sua madre, Vivianna, è una sacerdotessa di una setta segreta costretta a celebrare i propri riti di nascosto. Perseguitata per salvare il bambino, deve affrontare un viaggio rischioso verso la Francia. 

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13,99€

Scheda tecnica

Editore 13Lab Edition Srls
ISBN 9788899425067
Autore Pietro Rando
Formato 15x21
Tempi di consegna max 15 gg dall'ordine

Dettagli

Storia e fantasia si amalgamano bene in questa ghirlanda di racconti. Lo stile è piacevole, il ritmo sostenuto, l’intreccio delle situazioni narrate è avvincente. Il libro si apre nel segreto di un antro che accoglie i riti di una setta. Una sacerdotessa sta per partorire un figlio voluto dal destino. Deve affrontare pericoli improvvisi e la lotta contro i cristiani sempre più diffusi nell’Inghilterra dell’alto medioevo. Lei e il padre del suo bambino devono combattere le armi affilate di una caccia alle streghe in piena regola, a cui il piccolo riesce a scampare grazie all’accoglienza di una famiglia umile, ancora fedele ai riti pagani. Questa figura di donna è tratteggiata con forza, da lei risalta il carattere, oltre che l’istinto materno capace di farle dare lezione al vescovo che la pone sotto accusa. I temi dei colloqui in fondo hanno una valenza universale, la lotta fra bene e male, l’ipocrisia di chi si nasconde dietro a simboli strumentalizzati, la scelta dell’ideale da servire, la coerenza con la dirittura morale proclamata a parole.

Sono davvero all’altezza dell’elegia i toni che descrivono la dimensione in cui questa madre viene a trovarsi dopo la morte, spinta dall’unica urgenza di assicurarsi delle condizioni del proprio figlioletto. Questi, come tutti gli eroi, continua la sua vita, che il libro ripercorre come episodi di una saga. La Francia è la terra che accoglie lui e, a ondate, i sopravvissuti alla persecuzione antipagana. Il porto di Calais diventa così luogo in cui la memoria si ricuce. E così quel bambino diventato giovane, Boswich Féline, un bel giorno è attratto da un’imbarcazione, perché reca impresso lo stesso stemma della setta di druidi, di cui la madre era una sacerdotessa. Un altro neonato viene messo in salvo e viene affidato a lui, che gli impone il nome di Leòn Féline. La loro vita trascorre serena, anzi il bambino infonde uno slancio nuovo a questo rude cacciatore non del tutto libero da rancori taciuti nel suo animo e riguardanti il suo passato.

Questa forma svelta di racconto non indugia troppo su alcuna circostanza: conserva giusto un nome, quasi un’eco lontana, per dare il la a un episodio successivo, con altri protagonisti, apparentemente una storia diversa e autonoma, ma che poi rivela di aver tenuto un collegamento con l’anello immediatamente precedente, fino a dare vita a un’autentica catena letteraria, quasi un libro a puntate, che agevola la lettura.

Dopo Boswich Féline e Léon è la volta di Claude e Michelle. Persiste la sensazione di viaggiare su di una macchina del tempo che ama le atmosfere rarefatte dalla nebbia del nord, dal mistero dell’epoca di mezzo così affascinata dalle oscurità dell’animo, ma anche disponibile a regolare i conti con estreme misure.

Il lettore è indotto a seguire il filo delle vicende dei singoli personaggi, a chiedersi che fine abbiano fatto, a giocare a nascondino con la fantasia dell’Autore. Sarà lo stesso personaggio della sezione precedente, nel frattempo cosa gli è capitato? Per certi versi la narrazione si appropria delle prerogative della cinematografia. La cornice storica delineata all’inizio della guerra di religione funge da punto di riferimento complessivo.

Le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, ma questi spesso patiscono le conseguenze di un agire, le cui cause remote risalgono a parecchio tempo addietro. Sono magari anche sconosciute a coloro, che poi finiscono con il diventare vittime, o che, in ogni caso, devono decidersi a prendere posizione, e, quindi, ad assumere l’eredità, spesso non facile da gestire, della storia del casato di appartenenza o del paese di origine.

E’ bello che una scena di parto apre la saga e una scena di parto la chiuda, preludendo a futuri sviluppi e annunciando, di fatto, che come continua incessantemente la battaglia a questo mondo, così continua pure il miracolo della vita.

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Iron and Blood di Pietro Rando

Eventi terribili e ambiente suggestivo accolgono la nascita di un bambino particolare. Sua madre, Vivianna, è una sacerdotessa di una setta segreta costretta a celebrare i propri riti di nascosto. Perseguitata per salvare il bambino, deve affrontare un viaggio rischioso verso la Francia. 

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