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La bambina di Bogotà di Federica Bosco

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Dalla Colombia all’Italia, per una bambina di dieci anni cresciuta in orfanotrofio la vita comincia così. Un diario, ultimo dono della madre, diventa il suo porto affettivo, il suo amico immaginario, il suo confidente per raccontare le sue giornate, tutte uguali, finché la vita di Esmeralda non ha una svolta, proprio nel giorno del suo compleanno.

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13,99€

Scheda tecnica

Editore 13Lab Edition Srls
ISBN 9788899425104
Autore Federica Bosco
Copertina Patinata lucida
Formato 15x21
Tempi di consegna max 15 gg dall'ordine

Dettagli

Dalla Colombia all’Italia, per una bambina di dieci anni cresciuta in orfanotrofio la vita comincia così. Un diario, ultimo dono della madre, diventa il suo porto affettivo, il suo amico immaginario, il suo confidente per raccontare le sue giornate, tutte uguali, finché la vita di Esmeralda non ha una svolta, proprio nel giorno del suo compleanno.

Esmeralda è una bella bambina, di una bellezza rara, dai lunghi capelli color ebano, la pelle ambrata e due occhioni verdi ereditati da un padre europeo, però velati di una profonda tristezza. E proprio quegli occhi color verde smeraldo intensi, quanto rari in una terra in cui a dettare legge sono i colori scuri, ricordarono alla madre la pietra preziosa estratta nella cordigliera di Bogotà e famosa in tutto il mondo nel suo taglio a brillante, tanto da chiamare la piccola, appunto Esmeralda.

Figlia della strada, come ce ne sono tante da quelle parti, la bambina nacque da una relazione tra una ex spogliarellista della periferia di Bogotà, divenuta in seguito prostituta, e un giovane europeo, dai caratteri somatici nordici, arrivato in Colombia per affari e sparito nel nulla ancora prima della nascita della piccola.

Un destino dunque segnato il suo. La madre decise però di risparmiare quel brillante di bambina da un futuro scontato sul marciapiede, per regalarle un’alternativa e, all’età di due anni la condusse nell’istituto del Sacro Cuore, nel centro della capitale della Colombia. Una città di circa quattro milioni di abitanti sull’altopiano della Cordigliera; una metropoli industriale, famosa oltre che per la produzione di tessuti, cristalli, liquori e sigari, anche per l’alta percentuale di narcotrafficanti e di prostituzione infantile. Una vera piaga sociale a cui i bambini nati sul marciapiede potevano sottrarsi solo con l’aiuto caritatevole delle suore degli istituti di accoglienza. E questa fu la scelta di Carol, la mamma di Esmeralda. Una mamma comunque presente nella vita della piccola, per  un certo periodo, finché un giorno decise di uscire dalla sua vita, le consegnò un dono e poi, in punta di piedi, senza una parola, chiuse la porta dell’orfanotrofio per sempre. Abbandonando Esmeralda e la piccola Lorenza di appena due anni, nata da una relazione della donna con uno dei tanti clienti. Un addio silenzioso quanto incomprensibile per Esmeralda, che ancora legata da un profondo affetto alla donna che l’ha concepita, non si rassegna e aspetta il suo ritorno, ancora ignara di un destino che la porterà lontana dal suo Paese, per una nuova vita in un’altra famiglia.

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Dalla Colombia all’Italia, per una bambina di dieci anni cresciuta in orfanotrofio la vita comincia così. Un diario, ultimo dono della madre, diventa il suo porto affettivo, il suo amico immaginario, il suo confidente per raccontare le sue giornate, tutte uguali, finché la vita di Esmeralda non ha una svolta, proprio nel giorno del suo compleanno.

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